Istrumento del notaio Giacomo de Damiano di Aversa Napoli, 27 marzo 1370 Corporazioni religiose soppresse, Pergamene, 25


Istrumento del notaio Giacomo de Damiano
di Aversa
Napoli, 27 marzo 1370
Corporazioni religiose soppresse, Pergamene, 25

Questo ‘pezzo’ testimonia l’evoluzione nell’Italia meridionale del documento privato   – insieme a quella del notariato – dalla carta all’instrumentum. Nell’istrumento in esame il notaio Giacomo de Damiano di Aversa stipula un atto di vendita di una casa con annessi sita in piazza S. Maria di Anglona per il prezzo di 4 once d’Argento, riservando un censo di 6 tarì annui al monastero di S. Maria di Anglona.

La legislazione specifica sul notariato comincia solo in età normanno sveva e continua in età angioina. Mentre la carta, articolata in invocazione, data, testo, rogazione, sottoscrizione del notaio, dell’autore e dei testimoni, riporta nel testo un’azione drammatica tra autore e destinatario, che la rende un titolo immediatamente esecutivo e un mezzo di prova certo, dai primi del XIV secolo si afferma l’instrumentum, con un testo strutturato diversamente: il protagonista della documentazione non è più l’autore, ma il notaio, che dichiara – insieme ai testimoni – quanto gli consta; la sua affermazione coincide con la produzione legislativa angioina che ne disciplina la professione; il giudice ad contractus ne robora i contratti.

Questo tipo di fonte ci permette di ricostruire la vita sociale ed economica, di conoscere aspetti della società civile, e di indagare anche nel campo storico-artistico.

La ricerca storica, dopo la distruzione nel secondo conflitto mondiale del Diplomatico dell’Archivio di Stato di Napoli per oltre 47.000 pergamene, ricorre proprio ai fondi pergamenacei degli archivi privati e a quelli dei monasteri soppressi.  Le carte dei Monasteri Soppressi contengono documentazione degli enti religiosi di Napoli e del Regno, per circa 7000 unità, pervenute in ottemperanza alle leggi delle diverse soppressioni del 1799, del 1807, del 1861.


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