Sigillum iusticie Curie Vicarie Regni Sicilie. 22 ottobre 1333 Sigillo Raccolta dei sigilli, 23

Ritratto di Carlo I d’Angiò.
ASNa, Sala diplomatica

Sigillum iusticie Curie Vicarie Regni Sicilie.
22 ottobre 1333
Sigillo
Raccolta dei sigilli, 23

Il sigillo di cera rossa, rotondo (diam. mm. 68, in teca di legno, diam. mm.74, peso 46 g., pendente tramite fili di canapa), d’Angiò antico con labello a tre pendenti su fondo a losanghe era apposto ad una sentenza per il monastero di S. Desiderio di Napoli.

La Gran Corte della Vicaria nacque dalla progressiva unificazione delle competenze della Corte del Maestro Giustiziere, di epoca normanno-sveva, e di quella del Vicario, sorta durante i primi anni del regno angioino di Carlo I.

Fu Carlo II d’Angiò che le diede un primo assetto e un ordinamento nel 1294 quando, diventato re, dovendosi allontanare da Napoli per convincere Carlo di Valois ad abbandonare ogni pretesa circa il Regno d’Aragona, affidò il vicariato al figlio, Carlo Martello, affiancandogli quali consiglieri alcuni tra gli uomini più saggi e competenti del Regno.

Questa sorta di Consiglio non tardò ad occuparsi anche di affari giudiziari e div entò una delle corti supreme del Regno.

Da un diploma di Roberto del 12 dicembre 1307 risulta che questa Corte doveva esaminare e decidere le vertenze giudiziarie di maggiore importanza, ma non poteva ingerirsi in questioni feudali o fiscali, né accogliere appelli contro i giudicati delle corti inferiori.

Col passare del tempo le competenze delle due Corti si unificarono finché si giunse alla fusione degli organi definitivamente attuata al tempo degli Aragonesi.

Il nuovo tribunale prese il nome di Gran Corte della Vicaria e si divise in due rami, civile e criminale, esercitando le funzioni di tribunale di prima istanza per la città e di appello per le Udienze provinciali e per i giudici di seconda e terza istanza di tutto il Regno.


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