Grazie e capitoli alla città di Pozzuoli Napoli, 26 novembre 1459 Museo, 99 A 5, cc. 5-7

Grazie e capitoli alla città di Pozzuoli
Napoli, 26 novembre 1459
Museo, 99 A 5, cc. 5-7

Il Museo attuale dell’Archivio di Stato di Napoli ha sostituito l’antico Museo storico paleografico, istituito da Bartolommeo Capasso alla fine dell’800, il cui materiale è andato quasi completamente distrutto nelle vicende belliche del 1943. Il materiale documentario che rappresenta oggi la raccolta ha provenienza eterogenea: accanto a pochi originali ci sono frammenti di scrittura, copie legali di documenti significativi per la storia del Mezzogiorno, manoscritti, una raccolta di sigilli e la carta lapidaria.

Il documento in mostra, un privilegio originale in pergamena concesso nel 1459 da Ferdinando I, re di Napoli, è inserito in una raccolta di privilegi della città di Pozzuoli.

Ferdinando I, detto Ferrante, da Luogotenente generale del Regno, era da poco più di un anno divenuto re di Napoli. La rottura dell’unità della Corona non pregiudicava l’unità dello spazio economico catalano aragonese, realizzata dal Magnanimo. La difficoltà per il nuovo re emerse dalle pretese alla Corona avanzate da alcuni nipoti per linea materna di Alfonso, tra cui l’infante Ferdinando di Portogallo, e dalle minacce degli Angioini sostenute soprattutto dallo Stato Pontificio. Il matrimonio di Ferrante con la figlia di Giovanni Antonio del Balzo Orsini principe di Taranto, uno dei feudatari più potenti del Regno, mirava a consolidare il potere nel Mezzogiorno. Ciononostante, nei primi anni di regno prese avvio la guerra della prima congiura dei baroni che scolvolse il paese per vari anni (da non confondere con l’altra più celebre congiura del 1485): animatore della rivolta fu dal marchese di Crotone Antonio Centelles, al quale si unirono altri importanti signori. Mentre Ferrante era impegnato a fronteggiare i ribelli, il principe Alfonso ebbe la luogotenenza insieme alla regina Isabella e dovette affrontare un tentativo di conquista della città di Napoli dal mare da parte di Giovanni d’Angiò, figlio di Renato. Tuttavia Ferrante dopo aver sconfitto i baroni ribelli, attaccò Ischia, dove si era asserragliato Giovanni e ottenne una grande vittoria celebrata nella famosa Tavola Strozzi.

La concessione, in questa fase, da parte di Ferrante dei capitoli e delle grazie, richiesti dagli abitanti della città di Pozzuoli, è un chiaro segno della presenza dell’autorità regia, sia nei rapporti con la feudalità, sia anche nell’ambito della vita municipale. Il vigile potere regio nell’età aragonese lasciava in vita le consuetudini già fissate attraverso i secoli ma interveniva, al tempo stesso, continuamente nella forma di governo cittadino cercando di attenuarne l’autonomia e di limitarne i poteri. Per gli statuti emanati dall’università, la cui fioritura è stata rilevata nel periodo aragonese, il sovrano esercitava un diritto di approvazione. I Parlamenti s’impoveriscono di contenuti e negli statuti emanati dal re quasi non compaiono più; in epoche precedenti, al contrario, il Parlamento nominava quasi tutti gli uffici dell’università.

Nel privilegio in esame, oltre alla riconferma dei privilegi concessi dai re precedenti, si aggiunge la concessione in perpetuo della demanialità e si fissa il limite di un anno alla carica di Capitano il quale dà il consenso alle riunioni del Consiglio, che è l’organo di governo preminente delle università, regolando l’amministrazione degli interessi pubblici e dei cittadini. Nel privilegio viene anche estesa la cittadinanza napoletana agli abitanti di Pozzuoli per quanto concerne il trattamento fiscale; in questo modo i puteolani ottennero l’esenzione dal focatico, cioè la tassa annua di 10 carlini per fuoco che il Parlamento Generale del 1443, convocato da Alfonso d’Aragona, aveva stabilito sostituendo tutte le altre imposte dirette ed indirette. Per stabilire l’ammontare del peso fiscale che ogni università doveva pagare al fisco era previsto ogni tre anni una sorta di censimento denominato “numerazione dei fuochi”.


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