Mandato di pagamento (albarano) per lavori a Castel dell’Ovo, Napoli, 31 agosto 1454 Tesoreria antica, vol. 15, cc. 263-264

Tavola Strozzi 1472
NAPOLI, MUSEO DI SAN MARTINO

Mandato di pagamento (albarano)
per lavori a Castel dell’Ovo,
Napoli, 31 agosto 1454
Tesoreria antica, vol. 15, cc. 263-264

Una cura particolare Alfonso dedicò agli uffici addetti alle materie finanziarie e contabili con l’istituzione nel 1445 dell’ufficio di Conservatoria Generale del Patrimonio e del Demanio regio, e con la creazione del Maestro Razionale Generale che aveva competenza su tutti i domini della Corona. Esclusivamente nel Regno di Napoli operavano la Regia Camera della Sommaria e la Tesoreria.

L’ufficio della Tesoreria, distinto dalle tesorerie provinciali, fu retto sempre da collaboratori aragonesi o catalani del re. Era costituito nell’epoca angioina dalle cariche del Gran Camerario, del Tesoriere e dei Magisteri Rationales, quali responsabili della raccolta del denaro dello Stato.
La Tesoreria generale antica, prosecuzione della Ratio Thesauriorum dell’epoca angioina, era documentata per il periodo aragonese dalla raccolta delle cedole di tesoreria, che erano i registri della tesoreria antica; essi partivano dall’anno 1432 fino all’anno 1503 per un totale di circa 200 volumi.
Questi registri riportavano le annotazioni delle spese comuni a tutte le province del Regno e quelle specifiche per le persone e gli istituti, sia di carattere civile che militare.Prima della distruzione avvenuta nel 1943, che ha lasciato solo qualche frammento delle cedole di tesoreria, queste rappresentavano una fonte ricchissima per individuare anche personaggi appartenenti al mondo della cultura o al mondo economico della seconda metà del XV secolo. In ogni caso questi frammenti di cedole costituiscono una fonte di particolare interesse per lo studio della contabilità del Regno aragonese. Vi venivano annotati dai Tesorieri, giorno per giorno, il dare e l’avere della finanza pubblica e della casa reale.
Affiancavano i registri alcuni documenti di appoggio: ad esempio gli albarani che erano dei mandati di pagamento destinati al Tesoriere in cui il re s’impegnava a coprire una spesa o a soddisfare un debito; essi venivano rilasciati ai fornitori ed ai creditori della Corte e questi, alla scadenza della cambiale, li esibivano in Tesoreria per la liquidazione.
L’organo di controllo e di verifica che rilasciava le liberanze di pagamento per il Tesoriere era la Scrivania di Razione. Era materialmente però il Tesoriere che riceveva tutte le rendite dello Stato e pagava i debiti contratti.
Per il loro contenuto, gli albarani, oltre ad offrire un interessante sguardo d’insieme sulle procedure della Tesoreria aragonese, illuminano anche quei personaggi che l’hanno rappresentata e fanno emergere la ricchezza di rapporti intessuti dalla Corte nella società dell’epoca. Gli albarani, infine, rappresentano l’indispensabile strumento di conoscenza della lingua catalana introdotta temporaneamente dalla Corte di Napoli.
Per quanto riguarda la scrittura di questi documenti, una maggiore calligraficità si rinviene proprio negli albarani, in quanto documenti originali e non registrazioni come sono le cedole di tesoreria. In essi si coglie quel passaggio dalle ultime reminiscenze della scrittura gotica, esplicitata nelle forme leggermente triangolari di alcune lettere, all’affermazione della scrittura umanistica.


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