Testamento di Alfonso I, re di Napoli Napoli, 28 giugno 1458 Cancelleria Aragonese, Privilegiorum vol. I, cc. 186-193, Museo, 99 A 6

Ritratto di Alfonso I d’Aragona.
ASNa, Sala diplomatica

Testamento di Alfonso I, re di Napoli
Napoli, 28 giugno 1458
Cancelleria Aragonese, Privilegiorum
vol. I, cc. 186-193, Museo, 99 A 6

Il 27 giugno 1458, qualche anno dopo la pace di Lodi e l’instaurarsi della Lega Italica, Alfonso d’Aragona morì in Castelnuovo, dove aveva dettato, sul letto di morte, il suo testamento, riconfermando quanto aveva già stabilito nel primo parlamento convocato nel Regno nel 1443. Nel testamento si leggono, in qualità di esecutori o testi, i nomi di alcuni dei “molti cortesani […] et signori” presenti al letto del re, tra cui Arnaldo de Pallars, patriarca alessandrino, G. del Vinegro, l’arcivescovo di Siponto Giovanni Burgio, Innico de Guevara, Gran Siniscalco e Ferdinando de Guevara, Maggiordomo. Rogato dal protonotario Arnardo Fonolleda, si ribadiva la successione a re di Napoli del figlio Ferrante mentre si  dichiarava erede dei rimanenti Stati della Corona d’Aragona, compresa la Sicilia, suo fratello Giovanni di Navarra.

Alfonso il Magnanimo non ebbe figli dalla moglie Maria di Castiglia mentre nacquero da una relazione extraconiugale Ferdinando, detto Ferrante, Eleonora e Maria. Nel 1438 Ferrante raggiunse il padre in Italia e questo evento consolidò il suo proposito di restare a Napoli e di legare in eredità il Regno di Napoli distaccandolo dagli altri Stati della Corona. Per tale ragione il 3 marzo del 1443 Ferrante d’Aragona ricevette l’investitura del Ducato di Calabria come si era soliti fare con i primogeniti e i successori.

La politica interna di Alfonso mirò soprattutto al rinnovamento delle strutture sociali. Come sede regia, Napoli mantenne il ruolo di capitale del mezzogiorno, ma assunse anche la funzione di centro politico di tutto l’impero aragonese nel mediterraneo.

A Napoli fu stabilita la Cancelleria generale, unica per tutta la Corona, sebbene nei vari regni continuassero a funzionare uffici particolari per i rapporti con il re per l’ordinaria amministrazione. I principali funzionari dello Stato, per lo più aragonesi, furono: il Gran Cancelliere, di solito un alto prelato; il Protonotario, cioè il guardasigilli e capo della segreteria del re; ed infine alcuni segretari particolari del protonotario.

La Cancelleria reale aragonese era l’ufficio di compilazione e spedizione degli atti governativi: le scritture, sia nei registri delle minute che dei diplomi, dei mandati e delle lettere regie, furono classificate e ordinate secondo la materia cui ciascun atto apparteneva e gli stessi registri ebbero una distribuzione per titoli, Privilegiorum, Partium, Comune, Iustitia, Curiae Exterorum, Capitulationes. I registri erano tutti di formato in 8° grande ed avevano un numero di fogli variante tra i 170 e i 250, numerati di regola con cifre arabe solo al retto ed erano rilegati in pergamena con sul dorso l’indicazione della serie registrata, il numero progressivo e l’anno iniziale e finale dei documenti.

Tra questi registri andavano annoverati molti di gran valore di cui oggi si compiange la perdita  causata dalla rivoluzione del 1647, dall’incendio del palazzo del Duca di Caivano nel 1701 e dall’ultima catastrofe dovuti agli eventi della seconda  guerra mondiale: tutto ciò ha ridotto a pochi frammenti i resti della Cancelleria aragonese e, per questo motivo, sono conservati oggi nel Museo dell’Archivio di Stato di Napoli.

In uno di questi registri residui della serie Privilegiorum, originariamente in numero di 7, al termine del volume si trova in copia autentica, redatta a Barcellona il 19 marzo 1667, il testamento di Alfonso. Oltre alle indicazioni sulla successione del Regno troviamo anche diverse disposizioni riguardante il suo funerale e la sua sepoltura. Alfonso chiede che “sepulturam dicti nostri corporis fieri volumus sine pompa et cerimonijs” e che il corpo, dopo la morte, sia momentaneamente collocato nel monastero di San Pietro Martire nella città di Napoli per essere definitivamente trasferito, nel monastero di Santa Maria di Poplet in Catalogna, appartenente all’ordine cistercense “in quo corpora serenissime domini Ferdinandi Genitoris et aliorum predecessorum nostrorum Regum Aragonum tumulata habentur”. Dispone anche di soddisfare tutti i creditori, ordina la costruzione di diverse cappelle e di  chiese in tutto il Regno così come il completamento delle fortificazioni dei castelli napoletani, Castelnuovo e Castel dell’Ovo, nonché quello di Gaeta. Inoltre Alfonso decide anche di concedere l’indulto ai carcerati “exceptis tamen his qui pro criminibus lesa maiestatis”.


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