Gratie che si domandano all’Ill.mo e Ecc.mo s.or Duca di Alcalà, viceré Napoli, dicembre 1568 Collaterale, Curiae, vol. 20, cc. 278-284

Gratie che si domandano all’Ill.mo e Ecc.mo
s.or Duca di Alcalà, viceré
Napoli, dicembre 1568
Collaterale, Curiae,
vol. 20, cc. 278-284

Le “gratie” sono l’espressione delle richieste soprattutto del baronaggio e tendono quasi sempre a ridimensionare il potere giudiziario, giudicato in quel periodo eccessivo, introducendo dei limiti all’arbitrio dei tribunali. In queste “gratie” si chiede di accelerare l’iter processuale sia nel Sacro Regio Consiglio che nella Vicaria, supremi tribunali del Regno, attraverso l’aumento del numero dei giudici; si chiede inoltre di correggere gli abusi degli ufficiali subalterni e di non utilizzare la tortura per reperire informazioni durante i processi. Uno dei capitoli chiede, infine, l’istituzione dell’Università per accrescere il prestigio di Napoli ma anche per il buon governo del Regno: “perché si conosce apertamente quanto sia necessario al servitio di Dio, di sua Maestà et al buon governo, et universal beneficio lo Studio retto da lettore che per qualità, dottrina, et esperienza siano superiori, et desiderati, poi che si vede che il governo nasce dalle leggi et mal si possono imparare et dottrinare gli scolari se non tengono maestri tali per la loro dottrina et grandezza si facciano desiderare.”

L’archivio del Consiglio Collaterale rappresenta per lo studio dello Stato napoletano durante il Viceregno una fonte ricchissima. Questo archivio ha, inoltre, subito poche perdite durante la seconda guerra mondiale ad ha ottenuto integrazioni e recuperi nella revisione delle sue scritture.

La cancelleria del Consiglio Collaterale ha seguito nella compilazione e spedizione degli atti gli stessi criteri di classificazione della precedente cancelleria aragonese. Essa aveva l’incarico di pubblicare e spedire i documenti in forma regiae cancellariae: ecco perché si parla comunemente di cancelleria del Consiglio Collaterale.

Il Consiglio Collaterale fu istituito da Ferdinando il Cattolico e si occupava di tutti gli affari del governo civile, militare, ecclesiastico, finanziario e giudiziario. Si riuniva in giorni particolari e si componeva del viceré che ne era il capo e da due reggenti, i quali poi crebbero di numero; ne faceva parte anche il segretario del Regno, diverso dai due segretari privati del re che si occupavano l’uno della guerra e marina, l’altro della giustizia e che venivano chiamati “secretis scriniarum”.

Per la morte o per l’assenza del viceré, il Consiglio Collaterale assumeva la direzione del governo. In principio il Consiglio si occupò solo degli affari pubblici del Regno ma, in seguito, entrarono fra le sue competenze anche le controversie private di giustizia.

L’ordinamento attuale dell’archivio rispecchia le quattro distinte funzioni che esso possedeva: Cancelleria, Consiglio, Tribunale e Segreteria. Della serie della Cancelleria denominata Curiae, sono andati distrutti i primi sette volumi. In questa serie si trovano le lettere del viceré in forma di ‘viglietti’ alle diverse autorità civili e militari per gli affari riguardanti la regia corte, le università, le gabelle o i pesi fiscali ed altre numerose questioni finanziarie e giudiziarie. In questo caso il vicerè Pedro Afàn de Ribera, duca d’Alcalà, dando notizia delle decisioni prese nel Parlamento Generale tenutosi nell’estate del 1568, inserisce anche le grazie richieste dalla città di Napoli, con l’approvazione regia, mentre di norma si presentavano in occasione della richiesta da parte del re di una contribuzione fiscale straordinaria, il donativo.
Alcalà fu destinato dal governo di Madrid a ricoprire l’incarico di viceré nel Regno di Napoli dove morì il 2 aprile 1571. Egli si trovò a dover fronteggiare una dura carestia che colpì il Regno. Tentò d’introdurre, senza riuscirci, l’inquisizione a Napoli, ma riuscì comunque a colpire duramente la comunità valdese che viveva in Calabria.


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