Testamento di Ferdinando Cortes, marchese del “Valle”. 12 dicembre 1547. Copia autentica. ASNa, Archivio Pignatelli Aragona Cortes, Museo, vol. 54 / 8

Testamento di Ferdinando Cortes, marchese del “Valle”. 12 dicembre 1547. Copia autentica.
ASNa, Archivio Pignatelli Aragona Cortes, Museo, vol. 54 / 8

Degli archivi privati il più ricco e notevole è senza dubbio quello degli Aragona Pignatelli Cortes, principi del Sacro Romano Impero: molti membri di questa famiglia, infatti, raggiunsero i gradi più alti della gerarchia ecclesiastica e occuparono importanti cariche dello Stato. Nel dopoguerra, gli eredi dell’ultimo principe Diego Pignatelli, cui è dedicato il museo a Chiaia nella splendida  dimora ottocentesca della famiglia Acton, concordarono con il conte Filangieri, allora direttore dell’Archivio di Stato di Napoli, il deposito dell’archivio che fu attuato tra il gennaio e l’aprile del 1956. Riccardo Filangieri fu il principale promotore del deposito dimolti archivi gentilizi, con l’allestimento di un salone e di altri spazi loro destinati. In realtà, l’Aragona Pignatelli è un complesso di archivi, formatisi in epoche e luoghi diversi e riguardanti feudi e beni sparsi nelle province di Napoli, in Sicilia, in Spagna e nel Messico, appartenenti ai diversi rami della famiglia, i cui stemmi particolari, in numero di ventitré, sono raffigurati nell’emblema generale. Motivi diversi misero in contatto un’illustre e potente famiglia del Mezzogiorno d’Italia, vicinissima alla corte di Madrid, con le terre del Nuovo Mondo. In particolare fu grazie ad un matrimonio celebrato nel 1639 tra Ettore IV Pignatelli e Giovanna d’Araagona Cortes, pronipote ed erede superstite di Ferdinando Cortes per parte di madre, che ai Pignatelli fu dato di assorbire non solo il nome ma anche il ricco patrimonio che i Cortes possedevano in Messico. Ferdinando Cortes fu nominato il 15 ottobre del 1522 da Carlo V capitano generale e governatore della Nuova Spagna. Egli era partito alla conquista del Messico che si era ribellato al governatore di Cuba. Con i suoi soldati conquistò con la violenza e soggiogò una vastissima area del Messico centrale, dominato, in quel tempo, dall’imperatore azteco Montezuma.

Nel frattempo Carlo V d’Asburgo, re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero, era impegnato in diversi teatri di guerra sul continente europeo per affermare la propria supremazia contro i francesi. Nello stesso tempo, nei territori tedeschi si andava diffondendo la fede luterana che rompeva l’unità della chiesa cattolica d’occidente. Risultò determinante per il prosieguo della guerra l’apporto finanziario delle cospicue ricchezze americane: infatti Carlo V ordinò a Ferdinando Cortes di mandare in Spagna tutto l’oro in suo possesso dopo la conquista. Il problema politico più urgente per il governo spagnolo, dopo la conquista del nuovo mondo, fu quello di instaurarvi il proprio dominio: a tal fine era necessario escludere dai governi locali i ‘Conquistadores’ e creare un forte apparato politico amministrativo retto da propri funzionari. All’attuazione di tale disegno non fece eccezione nemmeno il Cortes, che Carlo V ricompensò per le sue conquiste con la concessione del titolo di Marchese della Valle di Oaxaca, un vasto stato di natura feudale del Messico centrale, oltre al possesso di altre 22 città, pur d’allontanarlo dal governo.

Il testamento di Ferdinando Cortes conservato nell’Archivio Pignatelli, nella serie Museo, è una copia autentica tratta dall’originale, redatto per uso della vedova, pochi giorni dopo la sua morte avvenuta il 3 dicembre del 1547. Il documento illumina su molti eventi che interessano la vita del condottiero e sull’epoca in cui visse. Egli morì in Spagna ma per l’amore che portava al paese conquistato e che  considerava sua nuova patria, dispose che lì fossero traslati i suoi resti. Ordinò che in Messico restassero tutte le sue sostanze da impiegarsi in molteplici opere di beneficienza. Basti ricordare per tutti l’ospedale di Nostra Signora della Concezione nella Città del Messico alla cui costruzione e mantenimento il Cortes dedicò molte disposizioni del suo testamento, in linea con gli ideali religiosi e i caratteri espiativi che animavano le coscienze degli uomini del ’500. Nel suo testamento, il Cortes volle assicurare con clausole apposite la dotazione della pia opera, destinando al suo mantenimento la rendita annuale delle case e delle botteghe in Città del Messico, raccomandando ai suoi successori di controllare che la rendita non mutasse di destinazione.


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