Carta lapidaria [Sec. VIII d.C.] Direzione

Carta lapidaria, contratto di compravendita. Sec. VIII d.C. ASNa, Direzione

La Carta lapidaria è un antico istrumento ritrovato a Cuma, risalente all’VIII secolo, scritto in latino, inciso su ambedue le facce di una lastra di marmo della lunghezza di 1,18 m nel lato inferiore e di 1,7 m nel lato superiore, poi incorniciata e posta su un basamento di noce. Giunta all’Archivio di Stato di Napoli nel 1851 dietro segnalazione e offerta di vendita da parte del negoziante di antichità Raffaele Barone, e poi acquistata per la somma di 24 ducati, la Carta è un atto privato destinato a regolamentare confini di terreni. Col documento, infatti, redatto dal notaio Giuliano, tali Sisinio e Leopardo vendono per il prezzo di 58 soldi d’oro a Barbaro e Fiorentino il casale Memorola, sito nel territorio di Cuma, insieme con tutte le sue pertinenze. Il supporto materiale dell’atto rende evidente che la Carta lapidaria ebbe una doppia funzione: fornire un sunto o la trascrizione integrale di una charta venditionis, e indicare materialmente i confini descritti nel testo. Il luogo in cui avviene la compravendita e la  collocazione dell’oggetto della transazione, il Castrum  Cumanum, testimonia l’espansione della città di Napoli in età ducale oltre la cinta muraria. Cuma, infatti, era una delle nove località fortificate individuabili nei cinque distretti in cui era diviso il ducato napoletano, locus dominatus che mantenne, tra il VII e il XII secolo, uno statuto di autonomia periferica (insieme ad Amalfi e Gaeta) con caratteri etnici, politici e culturali bizantini (in contrasto con i circostanti principati longobardi di Capua, Benevento e Salerno). Allo stesso tempo, i caratteri formali del documento lo rendono interessante ed esemplificativo di alcune tendenze socio-culturali tipiche del contesto storico di appartenenza: l’affermazione di una lingua ibrida, un latino ormai corrotto e volgarizzato in molte forme ortografiche; la persistenza, in forma rozza, di una tipologia scrittoria di origini romane, la capitale quadrata; la nascita e l’affermazione di una classe notarile (i curiales) dotata di capacità probatoria e certificatoria, la cui costituzione è anch’essa da ricollegare all’influenza bizantina e alla persistenza di istituzioni romane.

Il particolare interesse rivestito dalla scoperta della charta motivò la rapidità con cui venne effettuato l’acquisto a metà Ottocento e gli studi ad essa dedicati: dalla trascrizione pubblicata da Bartolommeo Capasso nei Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam Pertinentia, alla relazione di Nicola Barone, soprintendente dell’Archivio,del 1914.

Trascrizione tratta da B. CAPASSO, Monumenta ad Neapolitani DucatusHistoriamPertinentia, tomus secundus, pars altera, 292-293

«† In nomine Domini. Costa me Sisinni et Leopardo viris honestis bindedisse et bindedi bone bolotatis tibi Barbaro et Florentino viris honestis casale nomine Memorola qui est sub fundo, casa dotale et sub fundo Casa Cineris et a latu Sispartarolo qui casalis predictus Memorola qui condiscende in finis pecate iugera decem septe et in fundo Campana domum Veliviena quattuor vel domus qui est posita iusta silice et post domu Coliiaria iugera dua et habet monimentum inter fine Ecclesie romane et alius iugerus   est iusta terra Ecclesie Potheolane somonte favianu, ubi vocatur Castanea gutti, et alius iugerus est iusta terra Massenico macinsis simul et hortus qui est transilice a parte fundo Piscatoris et habet monimentum testinium et decide inter fine Ecclesie Potheolane. Qui casalis predictus vel domus

aut iugera ei obenit memorati venditores dixerunt et demisum quondam parentorum suorum in integrum cum omnibus ad se pertinentibus sicut ab eius autoribus inconcusso iuri possessum et usque actinus possidi omnem etiam pretium inter eos placitum et defenitum auri soledos monite nomeri cinquaginta octo tantum ita inter eos bona fede convenit omnium conblibi qui ut supe Iulianus venditionis casalis nomine Memoriole per indictione secunda via qui bene campus publicus et descendit fine pecate via transbersati qui bene de parte memorata et condescende in fine essi domine Anne et inte finis pecate terre Ecclesie Cumane et terra Sancti Climentis et fundum Julianu terra sancte Ecclesie Cumane qui condescende fundo a monetis terre sancti Andreantis omnium complibi †»


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