Apprezzo generale di tutti i beni della città di Capri. a. 1741 Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti onciari, vol. 124

Trattato di accomodamento tra la Santa Sede e il Regno di Napoli. Roma, 2 giugno 1741
Trattati diplomatici, vol. II, n. 2

Con l’entrata a Napoli di Carlo di Borbone si era formato un nuovo regno ed aveva avuto inizio una dinastia destinata a regnare sull’intero territorio dell’Italia meridionale fino al 1860. L’intento di conferire a Napoli e al Mezzogiorno il ruolo di prestigio di un regno autonomo era apparso fin dalle sue prime iniziative di governo. Carlo di Borbone attuò, infatti, notevoli riforme sia in campo economico che in quello culturale dettate da un evidente spirito illuminato.

Allo scopo di rilevare completamente e compiutamente il patrimonio del Regno istituì il Catasto Generale, strumento decisivo per la creazione di un sistema fiscale moderno. Questa serie del Patrimonio della Regia Camera della Sommaria è denominata “Catasti Onciari”, dall’oncia, antica moneta di conto del valore di 6 ducati, usata per garantire stabilità alla stima. Essa costituisce una delle poche fonti che ha attraversato indenne il secondo conflitto mondiale: i volumi del catasto sono archiviati per province e distretti nella Sala Catasti, ex Sala del Capitolo dell’allora monastero dei SS. Severino e Sossio, sono reperibili attraverso il nome del comune e ammontano ad un totale di 9155 volumi.

Alle operazioni di rilevamento diede avvio il dispaccio del re del 4 ottobre 1740 diretto alla segreteria dell’Azienda, anch’essa creazione del Borbone e antesignana del ministero delle finanze.

Le istruzioni circa la confezione dei catasti vennero date alle varie università del Regno dalla Regia Camera della Sommaria, nel marzo del 1741, e dopo il concordato con la Chiesa Cattolica vennero inviate le Seconde istruzioni nel settembre del 1742.

Con il Concordato del 1741 i beni ecclesiastici furono per la prima volta sottoposti a tassazione, allargando definitivamente la base contributiva ed affermando un principio che si può considerare l’esito più rilevante del trattato con la Stato Pontificio.

La città di Napoli, invece, esentata dal pagamento del focatico fu esclusa anche da questo rilevamento catastale: la città godeva di questo privilegio dall’età angioina ed aragonese, confermato con l’esenzione del focatico che Ferdinando il Cattolico concesse ai napoletani nel 1507. Bisognerà attendere il 1796 per l’introduzione, anche per la città di Napoli, di una tassa detta decima, pari ad un decimo delle rendite derivanti dai terreni e dai fabbricati.

Il librone dell’Onciario andava redatto in doppio esemplare: uno era conservato presso l’Università stessa, l’altro con tutti gli annessi volumi andavano mandati al grande archivio della Sommaria. In ogni serie catastale completa troviamo sempre queste quattro parti: gli atti preliminari, l’apprezzo, le rivele e l’onciario.

Negli atti preliminari si rinvengono i bandi e gli altri ordini pubblicati nel comune per la formazione dei catasti, gli atti di competenza ecclesiastica tra cui gli stati d’anima e gli stati discussi delle università.

Le rivele sono le autodichiarazioni dei possessori intorno alle loro proprietà e pesi pertinenti.

Negli apprezzi troviamo le valutazioni dei beni fatti da 4 estimatori locali. Nel documento in mostra si tratta degli apprezzi realizzati nel territorio di Capri dall’estimatore agrimensore ed altri. Il volume contiene alla fine una pandetta alfabetica che rimanda al resoconto dell’apprezzo che segue sempre lo stesso schema: “il detto …(segue nome e cognome) possiede nel luogo (segue luogo) …” ed infine la rendita.

Uno degli aspetti più deboli di tutto il catasto è che non contempla l’apprezzo dei fabbricati perché esisteva l’esenzione fiscale sulle case utilizzate per abitazione propria. Inoltre l’apprezzo è meramento descrittivo: non si trova alcuna rappresentazione geometrica degli appezzamenti né una mappa generale del territorio proprie dei catasti geometrici parcellari che si andavano realizzando in Piemonte e in Lombardia nello stesso periodo. Il libro dell’apprezzo rappresenta, tuttavia, una fonte privilegiata per lo studio del paesaggio agrario, della distribuzione della ricchezza nonché delle attività lavorative del Regno.

Il volume dell’onciario era il documento conclusivo del catasto ed era composto di due parti strettamente connesse: i risultati della catastazione e la liquidazione della tassa. I risultati delle partite catastali, descritte in ordine alfabetico (onomastico di battesimo), si concludono con la “Collettiva generale delle once” che distribuisce il carico fiscale tra la popolazione.

Nel catasto onciario veniva tassata la rendita piuttosto che la proprietà; fu nobile l’idea di Carlo di proporzionare il peso dei tributi alle forze di ciascun cittadino: in concreto, poiché i beni ecclesiastici acquisiti prima del Concordato erano esentati per la metà e tolti i beni feudali, il pagamento della tassa ricadeva soprattutto sul ceto produttivo e sui poveri.


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