Costituzione di Gioacchino Napoleone, data dal Quartiere generale di Rimini. Testo in francese con sottoscrizione. 30 marzo 1815 ASNa, Museo, 99 C, stipo A, n. 12

Il 22 maggio 1815 Gioacchino Murat lasciava il Regno di Napoli per imbarcarsi alla volta di Cannes, fallito il sogno di un’Italia unita e indipendente, pur se legata alla Francia da relazioni dinastiche, sogno che ha portato di recente a rivalutarne la personalità di politico.

Il giorno seguente entrava a Napoli il principe Leopoldo di Borbone, figlio di Ferdinando I, con le truppe austriache. A Vienna, intanto, un Congresso di potenze aveva il compito di decidere il nuovo assetto da dare all’Europa.

Nel periodo del crollo del regime napoleonico si erano andate affermando, insieme al principio della restaurazione dei sovrani legittimi, le aspirazioni e le speranze di indipendenza nazionali.

In questo contesto, tra il 1814 e il 1815, Gioacchino Murat, per promuovere l’indipendenza del Regno d’Italia, aveva riunito prima le proprie truppe a quelle austriache contro il viceré Eugenio Beauharnais. Successivamente, dichiarata guerra all’Austria e lanciato il proclama di Rimini, aveva  marciato verso il Po, per essere sconfitto a Tolentino e  costretto ad abbandonare il Regno di Napoli.

Personaggio dibattuto per la vicenda umana e politica, era stato ritenuto dallo stesso Napoleone ‘degno del grado supremo di re’ per il valore dimostrato nella campagna di Russia. Tra i suoi apologeti, Pietro Colletta, che gli fu vicino negli ultimi anni, riconosceva “Cadde Murat nel 1815; ma non seco leggi, usi, opinioni, speranze impresse nel popolo per dieci anni. Delle età delle nazioni non è misura solamente il tempo; talvolta non bastano i secoli a figurarle, tal altra volta bastano i giorni”.

Marina Azzinnari

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