Dal “Corriere di Napoli”: De Gasperi conclude a Napoli la campagna elettorale. Napoli, 17 aprile 1948, n. 89 ASNa, Archivio Cione, b. 79

Il periodo compreso tra il voto del 2 giugno 1946 e le elezioni politiche del 18 aprile 1948 assume un rilievo centrale nella storia della neonata repubblica italiana. In questo biennio, un insieme di fattori segnò profondamente e irreversibilmente il corso delle vicende nazionali: l’avvio della ricostruzione economica sul modello capitalistico, l’estromissione dal governo delle sinistre – che alimentavano le lotte sociali e le occupazioni delle terre –  con la conseguente rottura della solidarietà e dell’alleanza antifascista su cui si era costruita la Resistenza.

E’ in questo clima assai teso che si tennero le elezioni del 18 aprile 1948, in cui si contrapposero due schieramenti agli antipodi rispetto alle scelte politico-sociali: la DC, che intendeva attrarre il voto del blocco conservatore e che condusse una campagna elettorale improntata allo sfruttamento della paura nutrita dai ceti medi nei confronti di una eventuale vittoria comunista, avvalendosi largamente dell’appoggio degli Stati Uniti e della Chiesa ; le sinistre, unite nel blocco del “Fronte democratico popolare”, con il simbolo della effigie di Garibaldi.

L’esito della consultazione elettorale, a differenza del voto del 1946, avrebbe visto il riallineamento del Mezzogiorno e di Napoli alle tendenze nazionali, con un 48% dei voti cittadini tributati alla DC. Questa, dunque, recuperava voti a danno delle formazioni nelle quali tradizionalmente si trovavano rappresentati forze ed uomini della borghesia liberale.

Questo risultato – determinato a Napoli anche dall’appoggio fornito da Achille Lauro alla polverizzazione del movimento dell’Uomo Qualunque – “occultava” contemporaneamente il pur cospicuo risultato raggiunto dai partiti frontisti, da un lato, e dai rappresentanti del neo-fascismo dall’altro.

Sintomatica della fluidità e della dinamicità di questa situazione politica nazionale e locale, nonché di un utopistico tentativo di pacificazione nazionale fra le opposte fazioni politiche, è la controversa vicenda umana e politica del detentore e produttore dell’archivio da cui è tratto il numero del Corriere di Napoli qui esposto. Edmondo Cione, napoletano, fu pubblicista, docente universitario, allievo discusso di Benedetto Croce, uomo politico (fu eletto consigliere e nominato assessore nella giunta del sindaco Lauro nel 1952); all’indomani della cessazione del secondo conflitto mondiale entrò nelle fila nel Movimento Sociale Italiano, fondando la rivista Nazionalismo sociale, ma ne fu presto deluso ed emarginato. Aderì quindi alla Democrazia cristiana. Poco prima della sua morte, avvenuta nel giugno del 1965, donò il suo archivio personale – composto da carte personali e giudiziarie, corrispondenza e stampati –  all’Archivio di Stato di Napoli, “al fine di preservarlo da future dispersioni o distruzioni e per offrirlo a studio e a libero esame a ricercatori storici”.

 

Fortunata  Manzi

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