Decreto di Gioacchino Napoleone sull’istituzione dello Stato civile nel Regno di Napoli. Napoli, 29 ottobre 1808 ASNa, Collezione delle leggi e dei decreti originali, vol. 18

Importanti provvedimenti volti a rinnovare la struttura dello Stato preunitario furono adottati anche durante il regno di Gioacchino Murat sul trono napoletano dal 1808 al 1815.

Con l’arrivo di Napoleone, anche nel Regno di Napoli era stato introdotto il cosiddetto Codice napoleonico, innovativo corpus giuridico entrato in vigore in Francia il 21 marzo 1804, che aveva lo scopo di porre fine alla complessa tradizione giuridica dell’Ancien regime.

Il codice era articolato in un titolo preliminare e tre libri dedicati rispettivamente alle persone, ai beni e alla proprietà.

In esecuzione delle disposizioni stabilite dal primo libro del Codice napoleonico relative ai diritti della persona e della famiglia e, in particolare, al titolo II, agli atti dello stato civile, il 29 ottobre 1808 veniva emanato il decreto di istituzione dello stato civile nel Regno di Napoli. Articolato in due titoli il decreto definiva gli ufficiali incaricati della tenuta dei registri dello stato civile e le modalità di compilazione e di certificazione degli atti civili.

In ogni comune venivano predisposti tre differenti registri, uno per le nascite e le adozioni, uno per i matrimoni e il terzo per gli atti di morte. Ciascun registro veniva compilato in doppia copia, una  conservata presso l’archivio del Comune, l’altra da inviare al tribunale della provincia alla fine di ogni anno. Questa seconda copia è quella oggi conservata presso l’Archivio di Stato.

Veniva predisposto, inoltre, un altro registro definito degli “atti diversi”, contenente i mandati di procura ed altri documenti relativi agli atti contenuti nei tre registri principali, che pure doveva essere inviato all’archivio del Tribunale della provincia.

Ogni atto veniva trascritto nei registri gratuitamente, mentre veniva fissata la tariffa di un carlino per l’estrazione di copia dal registro. I giudici di pace, tuttavia, potevano definire i casi in cui il rilascio di tali copie era fatto gratuitamente.

Dall’entrata in vigore del Codice napoleonico e in seguito dell’emanazione di questo decreto, gli atti di nascita, di matrimonio e di morte vengono provati esclusivamente con certificati estratti da questi registri, mentre per l’epoca precedente fanno ancora fede i registri parrocchiali. I parroci comunque anche dopo il decreto del 1808 erano tenuti alla compilazione dei registri parrocchiali relativi a battesimo, matrimonio e morte. I certificati estratti da tali registri, tuttavia, attestavano soltanto l’amministrazione dei sacramenti e gli atti religiosi secondo quanto previsto dalla Chiesa cattolica. Il matrimonio religioso, inoltre, non poteva essere celebrato se non a seguito del matrimonio civile.

Il decreto, riprendendo quanto già prescritto dal codice napoleonico, annoverava tra i casi particolari la predisposizione, secondo le indicazioni del ministro di guerra, di registri particolari per i militari fuori dal Regno; l’iscrizione dei fanciulli depositati alle ruote degli esposti da persone sconosciute in un registro tenuto dalla direzione di questi stabilimenti con il compito di dare comunicazione entro le 24 ore all’ufficiale dello stato civile; le modalità di denuncia di morte avvenuta nelle prigioni, nelle case di arresto o di detenzione, negli ospedali militari e civili e le comunicazioni da inviare al giudice di pace nel caso di morte di persone che lasciano per eredi pupilli, minori o assenti.

La compilazione dei registri dello stato civile era affidata ad ufficiali con l’obbligo di ricevere e registrare le dichiarazioni che spontaneamente venivano loro presentate e di adempiere a tutti gli altri atti che erano prescritti dalla legge.

Giuliana Ricciardi

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