Decreto di Giuseppe Napoleone per l’istituzione del Consiglio di Stato. Napoli, 15 maggio 1806 ASNa, Collezione delle leggi e dei decreti originali, vol. 1

Durante gli anni di dominio dei Francesi a Napoli dal 1806 al 1815, nel periodo noto come  ‘decennio francese’, si diede avvio ad un processo di rinnovamento civile, finanziario, amministrativo e giudiziario, che prendeva le mosse dagli avvenimenti del 1789.

L’assetto del vecchio stato borbonico venne progressivamente modificato in seguito ai decreti emanati da Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, che furono posti a capo del Regno di Napoli da  Napoleone Bonaparte.

I primi mesi dell’attività legislativa di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, furono segnati dalla creazione di nuovi organi con poteri distinti e definiti, tra cui il Consiglio di Stato. Organo essenziale del nuovo governo, presieduto dal re e incaricato di discutere i disegni di legge su proposta dei ministri, il Consiglio di Stato era costituito da un segretario generale, un bibliotecario e non più di ventiquattro consiglieri, tutti di nomina regia.

Con un successivo decreto del 5 luglio 1806 il Consiglio fu diviso in quattro sezioni, Legislazione, Finanze, Interni e Polizia, Guerra e Marina, ciascuna presieduta da un consigliere nominato ogni anno dal re. I presidenti sottoponevano al sovrano il progetto redatto nella sezione di appartenenza per poi discuterlo in Consiglio su rapporto del presidente stesso o di uno dei membri della sezione.

Una successiva legge del 17 settembre 1806 rafforzava il ruolo del Consiglio di Stato rispetto alla formazione delle leggi. Si stabiliva, infatti, che le proposta di una legge venisse fatta dal ministro incaricato della materia per mezzo di un rapporto. Se il parere del re era favorevole il progetto veniva inviato alla sezione competente del Consiglio di Stato che lo esaminava, ne fissava i termini e lo restituiva al sovrano. Quest’ultimo, se riteneva opportuno consultare il Consiglio per un giudizio sul progetto redatto dalla sezione, lo restituiva al presidente della sezione.

Gli affari urgenti potevano essere sottoposti al Consiglio di Stato attraverso un rapporto immediato del ministro competente per materia.

Le disposizioni legislative del 10 agosto 1807 e del 24 novembre 1807 precisarono meglio le funzioni del Consiglio che, oltre ad interpretare leggi e regolamenti della pubblica amministrazione, si doveva interessare di tutto ciò che era relativo alle imposte e alle rendite dei comuni e alle vendite dei beni comunali. Esercitava, inoltre, una funzione specifica nei contrasti tra il fisco ed i cittadini in merito alla censuazione delle terre del tavoliere di Puglia. Nell’agosto 1807 fu introdotta, inoltre, la figura dell’uditore che partecipava alle sedute del Consiglio di Stato e dava chiarimenti ai consiglieri sui motivi che avevano indotto i ministri a fare rapporto al re su una determinata questione.

Il Consiglio di Stato fu soppresso con decreto del 17 luglio 1815 emanato da Ferdinando IV che affidò alla Corte dei Conti il compito di risolvere le questioni di contenzioso amministrativo.

La documentazione prodotta dal Consiglio di Stato, costituita originariamente da 164 buste, è andata quasi totalmente distrutta nell’incendio di san Paolo Belsito del 1943: risultano superstiti solo i volumi 161, 162, 163, 164.

Giuliana Ricciardi

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