Foto della costruzione del grande bacino di carenaggio del porto di Napoli. 1953 ASNa, Prefettura di Napoli, Gabinetto, III versamento, b. 1491

La costruzione del grande bacino di carenaggio del porto di Napoli iniziò nel primo decennio del Novecento su progetto della ditta Carlo Enrietti. Per ragioni finanziarie i lavori furono interrotti e poi ripresi nel 1922 sotto la direzione dell’ing. Luigi Caiazzi che apportò modifiche al progetto originario. I lavori subirono nuovamente un arresto per altri dieci anni e se ne ricominciò a parlare nel 1930. Nel 1932, in seguito ad una insistente campagna stampa a favore del porto, il governo finalmente stanziò ulteriori fondi per riprendere i lavori, ma gravi danni furono determinati dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.

Tra il 1940 ed il 1944 infatti Napoli fu la città italiana che subì il più alto numero di bombardamenti con danni consistenti ad edifici e luoghi storici significativi, tra cui le chiese di Santa Chiara, Monteoliveto e di Sant’Eligio e al zona del porto.  Punto nevralgico già dalla fine dell’Ottocento per i flussi migratori verso le Americhe, il porto di Napoli si configurava nella prima metà del Novecento come importante centro industriale ed era dotato, tra l’altro, anche di una flotta militare. Per tale motivo fu uno dei primi obiettivi ad essere colpiti dai bombardamenti aerei fin dal 1940. Risale al 21 marzo 1943, tra l’altro, l’esplosione nel porto della nave Caterina Costa carica di esplosivo: i pezzi delle catene della nave furono proiettati in punti vari della città tra cui il chiostro di marmo dell’Archivio di Napoli, dove ancora oggi sono conservati.

L’opera di ricostruzione della città iniziò nel 1945: per la zona del porto furono previsti diversi interventi tra cui la ricostruzione della stazione marittima e del grande bacino di carenaggio.

Nel 1953 dopo svariate vicissitudini il grande bacino di carenaggio, che si andava ad affiancare ai due bacini già esistenti, era in avanzatissimo corso di costruzione: lungo 341 m e largo 40 m il nuovo bacino poteva garantire la presenza contemporanea di due unità medie ed avrebbe consentito lavori di carenaggio alle navi di qualsiasi tonnellaggio, incrementando così lo sviluppo del porto di Napoli che si configurava come la più grande stazione di raddobbo nel Mediterraneo.

L’inaugurazione del grande bacino ebbe luogo alla presenza del capo dello Stato Enrico de Nicola nel 1953.

Giuliana Ricciardi

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