Parole pronunziate dal Presidente della Suprema Corte di giustizia dalla tribuna eretta sulla piazza di S. Francesco di Paola per annunziare il voto emesso dal popolo ai 21 ottobre 1860. Napoli, 3 novembre 1860 Ministero degli Affari Interni, III inventario, b. 1256/216, cc. 32-35

Parole pronunziate dal Presidente della Suprema Corte di giustizia dalla tribuna eretta sulla piazza di S. Francesco di Paola per annunziare il voto emesso dal popolo ai 21 ottobre 1860.
Napoli, 3 novembre 1860
Ministero degli Affari Interni, III inventario,
b. 1256/216, cc. 32-35

In seguito alla morte di Ferdinando II di Borbone, avvenuta il 22 maggio 1859, l’opposizione alla dinastia borbonica si andava rafforzando, anche per la debolezza e l’inesperienza del successore Francesco II. L’incalzare delle vittorie di Garibaldi in Sicilia, a Calatafimi e poi a Milazzo, aveva incoraggiato la popolazione sulla possibilità di poter sconfiggere l’esercito nemico. Risalendo la Calabria, Garibaldi faceva il suo ingresso trionfale a Napoli il 7 settembre 1860, mentre il 6 settembre il re Francesco II di Borbone e la regina Maria Sofia lasciavano la città per rifugiarsi a Gaeta. L’ingresso di Garibaldi a Napoli dava inizio al periodo cosiddetto dittatoriale durante il quale il legame tra il generale e la città fu molto stretto: vari i provvedimenti adottati tra cui l’abolizione del gioco del lotto, l’istituzione di asili infantili gratuiti, la nomina di Dumas a direttore del Museo archeologico, il rifacimento delle strade, la nomina di Luigi Dragonetti a soprintendente degli archivi.

Problema spinoso da affrontare durante la ditta- tura fu quello dell’unione del Mezzogiorno d’Italia al regno sabaudo che vedeva vari orienta- menti. Da una parte la corrente moderata era favorevole all’annessione incondizionata al nucleo piemontese attraverso un plebiscito; dall’altra la corrente democratica sperava di poter continuare l’azione rivoluzionaria portata avanti dai garibaldini per liberare Roma  e Venezia e proponeva l’elezione di un’assemblea che definisse la condizioni di annessione al Piemonte. Alla fine prevalse l’orientamento moderato: con decreti del 5 e del 15 ottobre 1860 fu stabilito che i collegi elettorali fossero convocati il 21 ottobre allo scopo di votare con un ‘sì’ con un ‘no’ l’unità d’Italia con Vittorio Emanuele re costituzionale.

La circolare del ministero dell’Interno dell’11 ottobre 1860 fissava le istruzioni per le liste dei votanti: in ciascun quartiere della città di Napoli veniva predisposta una giunta costituita da tre persone che aiutassero l’Eletto di sezione nella formazione delle liste dei votanti e nella consegna ai cittadini delle tessere per essere ammessi al voto. La proclamazione dei risultati del plebiscito avvenne nella piazza S. Francesco di Paola a mezzogiorno del 3 novembre 1860 con parole del presidente della Corte Suprema di Giustizia Vincenzo Niutta che affermava che «la volontà del popolo di queste province del mezzogiorno d’Italia è che l’Italia sia tutta congiunta in unica indivisibile monarchia costituzionale sotto lo scettro di Vittorio Emanuele e dei suoi legittimi discendenti».

Per l’occasione fu predisposta nella piazza del Plebiscito, allora denominata piazza San Francesco di Paola, un’apposita tribuna custodita dalla Guardia nazionale preposta all’ordine pubblico, nella quale presero posto i componenti della Corte Suprema di Giustizia e i magistrati rappresentanti il pubblico ministero.

Con il plebiscito del 21 ottobre 1860 fu così pro- clamata l’annessione del Mezzogiorno d’Italia al Piemonte: il numero dei votanti era di 1.312.376, lo scrutinio aveva definito 1.302.064 voti favorevoli contro 10.312 contrari.


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